Prime Gemme ©

Prime gemme d’autunno

Prime Gemme è la meta ma quando arrivi nel Triveneto, chissà com’è che la respiri subito quell’aria diversa. L’autostrada ti porta dritta ma ti fermeresti sempre e ovunque. Padova, Venezia, Treviso. La meta è questa volta di marca trevigiana. Ti aspetta il Montello. Ne hai sentito sì parlare. Ma adesso ci sei. A Bassano del Grappa c’eri stata per un campionato europeo di mountain bike. Vinto dalla “tua” Paola Pezzo. Era il 1996! Al Montello (Spresiano Le Badie, 2008) iridato di ciclocross, non ci sei stata ma te ne hanno parlato tanto. Qui va da sé che – si sa –  si respira pane e ciclismo. E prosecco. Cin cin. Lo scoprirai presto cosa significa questo cin cin spumeggiante trevigiano.

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Ci arrivi in Triveneto-Montello, uscendo prima di Venezia, per evitare il solito ingorgo, prendere la nazionale e passare a Treviso. La bella. Già, proprio così, le signorili case venete sono lì da scoprire una ad una e ti invitano ad una riflessione. I parchi sono delizia e promesse. La cinta di Treviso, circondata – anzi impreziosita – come da una collana di acqua fluviale (il Sile) è magia pura. Ti invita ad entrare… Scoprirla. Amarla.

Tanto ti porta la strada che ti aspetta un agriturismo tranquillo, un po’ più a Nord, dove trovi quasi per caso casale ristrutturato che s’inerpica su per il colle di Nervesa della Battaglia. L’Agriturismo Prime Gemme è accogliente e caldo. Familiare.  S’affaccia alla collina di filari perfetti di vitigni  del prosecco. E’ tutto preciso e pulito come le corsie di una piscina olimpica. Sarà che sei condizionata dalla missione sportiva: supporto ad una squadra amatoriale alla coppa Italia di triathlon sprint, nella vicina Lovadina… Lo sport è di questi luoghi. Faticare, pedalare, conquistare.

Le Prime Gemme sono una inaspettata fortunosa visita da trasformare presto in soggiorno che ti resterà nel cuore. Come nel naso e nella gola i dolcetti della signora Viviana, la padrona di casa. Una torta (spettacolare di crema e albicocche) fra le altre torte e crostate “al carrello”, chicche di un petit déjeneur che non dimenticherai per molto tempo. Con marmellate da mille e una fetta di prugne e di ciliegie.  E quei biscottini fatti a mano uno per uno di cannella e burro (il segreto? Lo zucchero di canna e la farina di manitoba, come ti dice Vivi, con la passione seria di chi ci tiene a quel che sforna e finirà a deliziar palati. Tuo compreso. C’è anche la soppressa, quella di rito. Per non vegetariani, ovvio, quelli già sazi, da queste parti, perché son giorni di funghi. Che basta e avanza quando ti capita di cenare al ristorante Panoramico di Nervesa. Funghi d’ogni genere e funghi. Anche un entrée speciale di prataioli tagliati fini-fini su un letto di zucca appena scotta e arrostita non so dove. Con scaglie di grana a piacere. Condimento d’olio buono d’extra vergine d’oliva. Poco sale e sei a posto. Se innaffi di Prosecco della casa, la simbiosi è fatta. Fidarsi è lecito. Fare il bis pure.

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Il Montello diventa presto una culla di profumi e di sapori. Che l’autunno in arrivo esalta. E’ un vivere un po’ a ritroso. Proprio così. C’è pure qualche aviatore che ti fa festa e invita al passato senza fare male: vola a bassa quota sulla testa del bosco che s’affaccia ai terreni ben coltivati delle Prime Gemme. Uno due tre passaggi a bassa quota. Mentre corricchi nel bosco. Itinerario verso il Piave. Ti senti parte della terra. Quella terra della guerra del 15/18. Il Piave mormorò non passa lo straniero! Ci sei, sei lì, sei come una di loro. Che non parla tedesco ma neanche veneto stretto. E si gode quello spettacolo di storia da ricordare.  La storia del tuo bel Paese.

Corricchi e scopri. Ti cali nel paesaggio. Via dei Croderi, Ponte e Riva dei Croderi, La Scarpata, Grotta del Tavaran Grande. Sei su una rotta. Un sentiero segnato che imbocchi d’istinto partendo dalle vigne. Un invito a nozze. Una passeggiata al trotto spinto. L’aviere ti stuzzica. Il fresco ti invoglia. E corri.

C’è il cartello che ti riporta alla scoperta, alla conoscenza: esso segna il tracciato del piacere. Un sudore fine che non stanca. Stimola. Endorfine buone per goderti, dopo, una cena d’autore (saranno ancora funghi?). Da guadagnare. Come in guerra, meglio, diresti. Cartello turistico, dunque: “L’itinerario prende il nome dagli antichi scalpellini  che nei secoli scorsi si sono dedicati ad estrarre blocchi di pietra dalle cave  di “croda” sulla scarpata adiacente al fiume Piave”.

Parte del percorso corre su di una antica via commerciale che univa  il Montello e l’abitato di Nervesa  al porto fluviale dove le zattere attraccavano.  Prosegue la storia: “Il percorso parte da Nervesa, costeggia il Piave, fino ad incontrare il prolungamento della Presa Quattro che dal greto del fiume sale verso Santa Croce. Il circuito, pedonabile e ciclabile, si chiude percorrendo parte della strada panoramica. Il tratto sconnesso che costeggia il greto del fiume è ideale da percorrere in mountain bike per raggiungere la Grotta di Tavaran”.

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Trotterelli, avanzi e ancora, leggi: “Il paesaggio della scarpata segna il limite del largo solco scavato dal fiume e segna una linea netta di separazione fra le grave del Piave ed il terrazzamento di origine alluvionale sovrastante. E’ una linea sottile che costeggia il fiume dal comune di Pederobba fino alle ultime propagini nord-orientali del Montello. E’ un’area di cava di rocce conglomeratiche. Pare una stretta lingua di bosco incolto dove prevale la robinia frammista a carpini bianchi, aceri campestri, olmi, sambuchi, cornioli, biancospini, noccioli e rovi”.

Lo senti il profumo che accarezza polmoni cittadini e stanchi: “Un bosco su cui si arrampica il luppolo, conosciuto localmente con il nome di bruscandolo che viene usato per preparare risotti e frittate. L’ambiente botanico è caratterizzato da una flora di tipo ruderale, infestante, lasciata a svilupparsi in modo  che si riproduca liberamente”.

Altro odore che caratterizza. Il tuo percorso. E’ solo parte della scoperta: le  vigne, da cui il famoso prosecco, sono curate e concimate con letame bovino. Correndoci dentro, in alcuni filari, sembra di sentire ancora il profumo dell’uva appena colta. I trifogli sono una moquette naturale paradiso per ginocchia stanche, articolazioni che possono scricchiolare. E’ pace per chi vuole un angolo di pace naturale. Da sudare poco e vivere bene.

Le Prime Gemme sono lì, ad accoglierti sotto la doccia. La stanza è calda. La cura è romantica e un po’ retrò, senza stuccare. All’ingresso dell’agriturismo c’è un tavolino con divanetto che invoglia alla degustazione di grappe dopo cena. Parole e amicizia. E’ tardi si dorme. Silenzio. Il Piave ti ascolta. Lontana è la guerra, la barriera, l’assalto. La vittoria. Basta che sia storia. E che domani, a colazione, ci sia solo una battaglia onesta, fra commensali alcuni trovati lì per caso, ad accaparrarsi la migliore fetta. Di una torta, ancora tiepida del forno, cotta con amore da Viviana. La bionda. Il Piave mormorò…

Link utili: breve storia di Nervesa della Battaglia; la musica che non dimentica: La canzone del Piave; dove dormire e fare prima colazione: Agriturismo Prime Gemme

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