Anastomo, Selous Game Reserve

UR, in bianco/nero la poesia invincibile

UR, la poesia invincibile.  Il gorilla ci guarda ed emerge dalla copertina del libro, disegnato dalla luce con il solo bianco/nero, d’altra parte l’autore Michele Menegon lo dice che la macchina fotografica è un oggetto straordinario, ha del soprannaturale. Con la semplice gamma di colore/non colore che parte dal bianco e arriva al nero, puoi fissare immagini di una bellezza struggente. Qui sono riportate 76 fotografie, la maggior parte scatti di animali ripresi in Africa, ma non meno poetici i paesaggi che ricordano gli scatti dei maestri del b/n. Solo un uomo, solitaria presenza, il pastore maasai che segue le sue bestie tra la polvere sollevata dal vento.

L’autore Michele Menegon è nato a Montebelluna nel 1969 e lavora presso il Museo delle Scienze di Trento, occupandosi di ricerca e conservazione nelle foreste montane dell’Africa Orientale, collaborando con Wildlife Conservation Society e Conservation International.  Collabora anche con quotidiani e riviste di tutto il mondo, è rappresentato dalle agenzie Ardea e Fotonatura, ma fotografa prima di tutto per passione… e si vede!

UR, la poesia invincibile -gorilla-orientale-di-pianura,-Kazhzui-Biega

UR, la poesia invincibile – gorilla-orientale-di-pianura,-Kazhzui-Biega

* Poco più di un milione di anni fa, per la prima volta da quando la vita aveva avuto inizio, oltre tre miliardi di anni prima, si affacciò all’esistenza una forma di vita in grado di volgere il proprio sguardo su se stessa e su ciò che la circondava. Quell’organismo, chiamato uomo, divenne l’occhio consapevole attraverso il quale la vita indaga se stessa, il collo di bottiglia della coscienza del mondo, l’elemento decisivo attraverso cui il mondo consapevole acquista identità. Tutto sembra così come l’uomo lo percepisce: il tempo, l’ambiente, lo sviluppo, il futuro e le soluzioni tecnologiche che aiuteranno ad affrontarlo. Tutto sembra girare intorno all’uomo, alla sua capacità di trasformare e addomesticare la realtà o alla sua capacità distruttiva – come se, dall’agire dell’uomo, dipendesse addirittura la sorte della vita sul pianeta.

La minaccia nucleare, la deforestazione e l’innalzamento globale della temperatura, l’aumento della popolazione, le manipolazioni genetiche: pare che tutto questo, se non opportunamente gestito, possa mettere a dura prova la vita sul pianeta. Ma non è così. Qualcosa, nella storia della vita sulla Terra, è immutato e immutabile. Esisteva prima che l’uomo comparisse, esisterà dopo la sua scomparsa. Questo qualcosa assume forme e identità che cambiano con il tempo; riceve nomi e descrizioni diverse da filosofi e teologi ma rimane uguale nella sostanza. La biologia suggerisce che tutto potrebbe aver avuto origine dall’inarrestabile tensione verso l’autoreplicazione di geni. Il modo migliore – forse l’unico possibile – per garantire la propria perpetuazione sarebbe stato la creazione di organismi: plastici, mutevoli, capaci di autoreplicarsi sotto una rigida dittatura di acidi nucleici.

Tutto potrebbe riassumersi in un’unica linea di sangue che nel tempo muta foggia e colore, assume i caratteri di individui diversi che trasmettono sempre lo stesso ‘pool’ di informazioni, codificate di volta in volta con leggere variazioni sul tema. Gli organismi sarebbero semplici contenitori in grado di adattarsi o meno alle condizioni ambientali. Gli individui sarebbero così il mezzo che permette il trasferimento dei dati, e non il fine ultimo della vita. La vita, date le condizioni minime necessarie, esiste e non può fare altro che esistere: è la regola, non l’eccezione. Una potente regìa di acidi nucleici, vasta tanto quant’è vasto il mondo: immortale, in perenne replicazione e adattamento, che crea intelligenza e amore, altruismo e passione, odio e pietà. Le travolgenti passioni dell’uomo, dal punto di vista dell’uomo, diventano così pura estetica. L’assenza di un senso trascendente e la conseguente necessità di attribuzione di senso, ne fanno lo spettacolo più grande. La bellezza è tutta li, non c’è un luogo da cui proviene, non c’è una sorgente. La bellezza è connaturata alle cose.

In questo scenario, l’uomo potrebbe essere il primo rappresentante di una nuova tendenza evolutiva: il primo tentativo di preferire capacità indagatorie e abilità nel modificare l’ambiente circostante, al perfezionamento di forme e funzioni: dal punto di vista della vita meglio mettere a punto un organismo in grado di modificare l’ambiente che adattare continuamente l’organismo a un ambiente che cambia capricciosamente. La consapevolezza del cambiamento regala all’uomo la continua misura di se stesso, ne inquadra la dimensione, lo spiega come parte soggetta al tutto. Non viceversa. Gli uomini sono indispensabili solo a se stessi, non possono distruggere se non se stessi. Il giorno in cui l’ultimo uomo lascerà il pianeta, milioni di altre specie faranno ciò che sempre hanno fatto: vivere e cambiare.

UR è ciò che sopravvive, ciò che ci sarà sempre, ciò che per sua natura è incurante della nostra sorte. UR è genesi della poesia invincibile.

Il volume fotografico “UR. La poesia invincibile” di Michele Menegon è in vendita a 15 euro                                                                                     Bertelli Editori  www.lineagraficabertelli.it.                                                                                                                                                                             Chi fosse interessato all’acquisto può contattare http://doitonline.it– Studio di comunicazione – tel 0461.261656 – info@doitonline.it

UR, la poesia invincibile - Impala, Mikumi National Park

UR, la poesia invincibile – Impala, Mikumi National Park

UR. Die unbesiegbare Poesie

* Weniger als vor einer Million Jahren, zum ersten Mal seitdem (mehr als drei Milliarden Jahre vorher) das Leben begonnen hatte, erschien eine Lebensform zur Existenz, die in der Lage war, seinen Blick auf sich selbst und auf das, was um sie herum war, zu werfen.

Jener Organismus, „Mensch“ genannt, wurde das bewusste Auge, wodurch das Leben sich selbst untersucht, der Engpass der Gewissen der Welt, das entscheidende Element, wodurch die bewusste Welt Identität erwirbt. Alles sieht genau so aus wie der Mensch es wahrnimmt: das Wetter, die Umwelt, die Entwicklung, die Zukunft und die technologischen Lösungen, die uns helfen werden, das Morgen anzugehen. Alles scheint sich rund um den Menschen zu drehen und um seine Fähigkeit, die Realität zu transformieren und zu „zähmen“, oder um seine zerstörerische Kapazität – als ob sogar die Zukunft des Lebens auf dem Planeten vom Handeln des Menschen abhängig wäre. Die nukleare Bedrohung, die Entwaldung und die ansteigende globale Temperatur, die Zunahme der Bevölkerung, die genetische Manipulationen: Es scheint, dass alle diese Elemente, wenn sie nicht ordnungsgemäß verwaltet werden, das Leben auf dem Planeten gefährden könnten.

Aber es ist nicht so. Etwas in der Geschichte des Lebens auf der Erde ist unverändert und unveränderlich. Es existierte, bevor der Mensch erschien, und wird auch nach seinem Verschwinden bestehen. Dies ist etwas, das viele Formen und Identitäten über die Zeit annimmt; es hat von den Philosophen und Theologen verschiedene Namen und Beschreibungen bekommen, bleibt aber im Wesentlichen unverändert. Die Biologie schlägt vor, alles könnte von der unaufhaltsamen Tendenz zur Selbst-Replikation der Gene entstanden sein. Der beste Weg -vielleicht die einzige Möglichkeit- für Gene, ihre Verewigung zu ermöglichen, wäre die Schaffung von Organismen, von lebendigen Wesen: plastisch, wechselhaft und in der Lage, sich unter der starren Diktatur der Nukleinsäuren zu replizieren und zu vermehren.

Alles wäre als eine einzige „Blutlinie“ zu erklären, die Form und Farbe im Laufe der Zeit ändert, die in andauerndem Wechsel das Aussehen und die Eigenschaften von verschiedenen Individuen nimmt, welche den gleichen “Pool” von Informationen -von Zeit zu Zeit mit leichten Variationen über das Thema codiert- übermitteln. Die Organismen wären einfach nur „Behälter“, mehr oder weniger imstande, sich auf Umweltbedingungen anzupassen. Die Individuen wären nichts anders als das Mittel, was das Übertragen von Daten ermöglicht, und nicht das letzte Ziel des Lebens. Das Leben, sind die Mindestanforderungen gegeben, existiert, und für es gibt keine andere Wahl, als zu existieren: Es ist die Regel, nicht die Ausnahme. Eine strenge Regie von Nukleinsäuren, weltweit ausgedehnt: unsterblich, in ewiger Replikation und Anpassung, Intelligenz und Liebe, Selbstlosigkeit und Leidenschaft, Hass und Mitleid erzeugend. Die überwältigenden Leidenschaften des Menschen werden so, unter dem Gesichtspunkt des Menschen, reine Ästhetik. Das Fehlen eines transzendenten Sinnes und die daraus folgende Notwendigkeit, irgendeine Bedeutung zu finden, machen das Leben zu einer noch größeren Show. Die Schönheit ist in Allem da, es gibt keinen Ort, woraus es stammt, es gibt es eine Quelle. Die Schönheit liegt in den Dingen.

In diesem Szenario könnte der Mensch, der erste Vertreter eines neuen Trends der Evolution sein: Der erste Versuch, die Untersuchungs- und Änderungsfähigkeit, statt der Verbesserung oder Anpassung von Strukturen und Funktionen, zu bevorzugen: Als ob es – aus der Sicht des Lebens – besser wäre, einen Organismus zu „schaffen“, der imstande sei, die Umgebung zu ändern, als eine kontinuierliche Anpassung des Organismus an eine sich in unvorhersehbarer Weise verändernde Umwelt weiterzuführen. Das Bewusstsein des Wandels gibt dem Menschen eine kontinuierliche Maßnahme von sich selbst, die „Grenzen“ seiner Größe, und lässt ihn, sich selbst als ein dem Allen angehöriger Teil wahrnehmen. Nicht umgekehrt. Menschen sind nur an sich selbst erforderlich, können nichts anders als sich selbst zerstören. Am Tag, an dem der letzte Mensch den Planeten verlassen wird, werden Millionen von anderen Arten gerade das tun, was sie immer getan haben: leben und verändern.

UR ist das, was überlebt, was immer da sein wird, das was infolge seiner Natur im Verhältnis zu unserem Schicksal gleichgültig ist. UR ist die Quelle (der „Ursprung“) der unbesiegbaren Poesie.

Die Kamera ist ein außergewöhnliches Objekt, mit etwas Übernatürlichem darin. (Michele Menegon)

UR-poesia-invincibile - foresta di Nyungwe, Ruanda

UR-poesia-invincibile – foresta di Nyungwe, Ruanda