JEAN MARC MOREL E KABAJ… CON AMORE

Categorie FOOD & DRINK, STRUTTURE RICETTIVE

JEAN MARC MOREL E KABAJ… CON AMORE

UN PARIGINO, STUDIA ENOLOGIA A BORDEAUX E FINISCE PER FARE IL VINO NELLA BRDA SLOVENA

Jean Marc Morel, parigino, studia enologia a Bordeaux, si trasferisce in Friuli come enologo e, per amore, si stabilisce nel Collio sloveno, nel paese di Šlovrenc, dopo aver sposato Katia Kabaj nel 1989. Oggi Kabaj produce vino e offre l’accoglienza con stanze e ristorante.

Siamo arrivati una mattina dopo avere percorso su e giù le strade del Collio Sloveno (Brda), i vigneti disegnano le colline fino all’orizzonte, ordinati in file. I cartelli indicano le cantine che producono i grandi vini di questa regione, finalmente troviamo quello che ci indica Kabaj, arriviamo alla residenza, Domacia, Kabaj Morel. Parcheggiamo e Jean Marc ci accoglie con la simpatia e la cordialità che lo contraddistingue. Ci fa portare il caffè, parliamo e poi ci avviamo nella sala dove ci aspettano i tavoli per la degustazione. Dalla porta a vetri si intravedono i vigneti che salgono e scendono i colli, Jan Marc ci indica quali sono i loro, circa 20 ettari, divisi in diversi appezzamenti.

Nella sala, arredata con tavoli e sedie rustiche in legno, c’è il frigo dei vini pronti e a giusta temperatura per la degustazione, iniziando da un Luisa, nome della bis-bisnonna di Katia, Rebula, Zeleni Sauvignon (Tokaj), Beli Pinot (bianco), Malvazija e Sauvignon, 13,5°, vendemmia 2015, macerazione sulle bucce per due mesi. Segue il Sauvignon 2016, 13°, macerazione sulle bucce per 7 giorni. Passiamo alla Ribolla 2015, autoctono meraviglioso di queste colline, 13,5°. Il San Lurinz, Ribolla e Pinot Bianco con una piccola parte di Pinot nero, metodo classico, 4 gr. di zuccheri residui quindi un brut, 10 mesi sui lieviti, 12,5°, solo in magnum. Passiamo quindi a un gioiello della vinificazione la Cuvée Morel 2010, Merlot, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Petit Verdot, macerazione sulle bucce per 30 giorni, 7 anni in barriques, almeno 6 mesi in bottiglia, 13°. Ultima degustazione la Cuvée Merlot e Cabernet 2015.

Sono vini con il cuore, si sente la tecnica precisa, professionale, ma dentro c’è un cuore che batte, perchè sono vini che non ricalcano pedissequamente la moda del momento, ma costruiti per essere bevuti e gustati sentendo l’amore e la passione di chi li fa. Jean Marc produce anche quei vini in anfora che sono il marchio di fabbrica della Georgia, culla del vino nel mondo. Le Qvevri in coccio sono sepolte nel pavimento della cantina di Jean Marc, né più, nè meno di come si fa da 8000 anni in Georgia: l’antico modo georgiano di vinificazione delle uve in anfore (Qvevri) interrate.

I Kevries, queste maestose anfore di argilla, sono elementi cosi essenziali nella produzione di un vino perfetto, purtroppo scompariranno presto. Anche se sembra che i georgiani stiano intensivamente mantenendo e supportando le loro tradizioni. Non è perfettamente vero. Solo 5 persone in tutto il paese sanno fare Kevries, e ci sono solo due uomini anziani che lavorano su una base altamente professionale. I kvevri venivano prodotti in alcuni villaggi con un tipo di argilla adatta all’uso e dopo il processo di cottura venivano rivestiti all’interno con grasso fuso o cera d’api. Accanto alla qualità dei kvevri anche il luogo e il suolo dove venivano sotterrati ricopre un ruolo fondamentale. Nella Georgia occidentale, dove la vendemmia avviene soltanto nel tardo autunno e le viti crescono su terreni umidi e argillosi, i kvevri venivano sotterrati all’aperto sotto un semplice tetto in un terreno sabbioso possibilmente asciutto. Nella Georgia orientale, invece, i kvevri venivano sotterrati in profondità nelle cantine, perché le temperature durante la vendemmia in quelle zone sono molto più elevate.

Jean Marc impara quest’arte proprio in Georgia e porta con sé, sul Collio Sloveno, diversi di quei bellissimi vasi in terracotta. Lui è anche membro dell’Associazione Xeloba Kartuli  e produce l’Amfora, un blend di Ribolla Gialla, Malvasia e Friulano. Le uve macerano, fermentano e riposano per quasi un anno nelle anfore di terracotta sepolte  negli elementi caratteristici del terreno di queste colline, l’Opoka  (marna argillosa) e la sabbia calcificata (arenaria), per poi trasferire il vino in botti di rovere francese per un ulteriore anno. Il suo Amfora è un vino da provare assolutamente, color ambra, leggera ossidazione, un bianco che presenta una variegata ganma di profumi e in bocca ampio, tannino elegante, di corpo, sapido, retrogusto lunghissimo.