La Marcialonga dei bisonti e dei campioni

Categorie By @lucianarota, SPORT
La-partenza-(2)

La Marcialonga viene come arriva Natale. Con la neve sui monti. Viene e scivola via, anno dopo anno e ti fa compagnia. Ti costringe alla riflessione, al trascorrere  del tempo. Perché lei, scivola anno dopo anno ed è un punto a capo ogni volta. E’ la Marcialonga, che conta 41 edizioni. Una bella signora quasi matura che da qualche tempo si presenta ufficialmente in un evento, come tanti, a Milano, ma speciale per l’atmosfera e la voglia di neve e di fatica da piccoli sci.

Un-grande-Rezac
Un-grande-Rezac

Si sente, quell’attrazione per la fatica sana. Si avverte, anche dopo 41 anni. Perché Marcialonga è qualcosa di particolare. E’ tradizione ed emozione. E’ ieri e domani. E’ bisonti (come vengono chiamati tutti quelli al via) che cercano di scaldarsi (ma non ci riescono) nelle “gabbie” di partenza, ma poi arrivano tutti sudati e col sorriso sul traguardo. Tutti. I desideri e le aspirazioni si presentano già a partire dal vernissage. Quando mancano due mesi e mezzo al via. Ma è già vigilia di Natale, per gli amanti del genere. Anche a pochi passi dal Duomo, a Milano.

Come giovedì scorso al Giureconsulti. Sala concentrata sul maxi schermo, a rivedere le immagini dello sport invernale un po’ troppo avare di risultati, nel posto Mondiale made in Italy. Ma c’è sempre qualcuno pronto a rifarsi. A volerci riprovare. E tutti ad ascoltare con rispetto il ct Silvio Fauner che promette: “Puntiamo sui giovani, non è vero che non hanno voglia di fare fatica. Dobbiamo solo aspettarli. Io so che arriveranno”.

Credergli non costa nulla. L’agonismo non è però a tutti i costi l’unico motivo. Marcialonga, infatti, non è per giovani, ma per esperti e per tutti. E tutti (i generi). Due gare in una e si vedrà: gli agonisti del passo classico che volano in spinta di braccia sull’ultima salita di Molina verso la gloria, e tutti gli altri, che sono quasi ottomila. In comune avranno la fatica per la quarantunesima edizione che è ancora come una volta e anno dopo anno è un’avventura da eroi. Una parola che potrebbe fare quasi male a pronunciarla. La Marcialonga è Natale. E’ un richiamo. E’ un rito da consumare a fine gennaio. Il prossimo 26. Un mese e un giorno giusto dopo la festa di Gesù Bambino.

Il-grande-Aukland-fra-i-primi
Il-grande-Aukland-fra-i-primi

La Marcialonga arriva per gente che punta alla conquista di un lungo tracciato fra paesi in festa e montanari deliziati, per un giorno spettatori loro della fatica altrui, da percorrere sui piccoli sci.  Basta poco, di materiale, e tanto, di coraggio per faticare: sono sufficienti due pezzettini di legno da sciolinare bene e via, a suon di racchette e braccia, per una distanza impegnativa come questa: 70 km canonici. Quelli della Marcialonga. “Una strategia anti stress che consigliamo sempre di più a tutti”, come ti disse Gloria Trettel, trentina innamorata di Milano, lei che è l’organizzatrice dell’evento. Un evento amatoriale internazionale, paragonabile solo alla cugina Maratona Dles Dolomites in bicicletta, ben più recente come fondazione, alla quale manca proprio questo alone di storia. Da 41 anni, infatti, sulla neve della Val di Fiemme e Fassa, la Marcialonga va in scena con il suo bagaglio di cultura e tradizione che porta anche ricchezza. E storie da raccontare.

Fra queste anche qualche aneddoto ricorrente, più leggenda che testimonianza: non lo saprai mai. Come quello della partecipazione di Maria Fida Moro, senatrice e primogenita dei quattro figli di Aldo Moro. Era una delle prime edizioni. Raccontano i veterani: “Le donne non erano ancora ammesse in gara e pare che Maria Fida Moro, presentatasi al via con la scorta, partì per la Marcialonga con i baffi posticci”.  Altra versione: “Non aveva i baffi. E tutti sapevano chi era. E fece la gara per metà su una moto slitta”.

Molto meno famosa, ma autentica la storia di Renata D’Antoni, trentina d’origine ma milanese da una vita, direttore della rivista “Vai” che racconta ancora:  “Gareggiai la prima volta vestita da uomo. Non se ne accorse nessuno. Per me era solo importante arrivare alla fine. E ancora oggi per molti è così”.

Perché quella della Marcialonga è una di quelle imprese che mettono tutti sullo stesso piano: sesso, età, estrazione, sono tutti uguali, campioni e bisonti. Da Moena a Predazzo a Cavalese. Arrivare all’ultima salita, quella cattiva, quella posta dopo il ponticello, a pochi km dal traguardo. E se quello che hai percorso prima sembrava non finisse mai, fra geloni e male di gambe-braccia, lì non puoi permetterti di cedere. Devi arrivare. Vivere o morire. Alla Marcialonga che verrà. Un mese dopo Natale.  @lucianarota

Azzurro-Santer
Azzurro-Santer