Metti una notte al museo con Bonicelli

Categorie By @lucianarota, LIBRI
notte del museo

Una notte al museo. Della scienza. Quello di Milano, per antonomasia, si chiama Leonardo Da Vinci. Tutt’altro che un luogo triste e di gente con gli occhiali spessi. Tanto meno la polvere addosso. Forse anche per quella bella aria che ancora ogni tanto Milano ti offre, l’occasione è di pura energia. Una notte che chiamano, venerdì 27 settembre, la notte dei ricercatori.  Così, sotto identiche stelle, ma in diversi punti cardinali, in 300 città europee il clima potrebbe essere lo stesso. Quello della curiosità. Perché va in scena, in Europa, La Notte dei Ricercatori, dalle 10.00 alle 24.00 anche in Italia, oltre a Milano e  Como, Lecco, Brescia, Mantova, Pavia, Lodi, Monza e Varese. Il tema è tanto per stare in tema di modernità social, un hashtag che fa così: #Meetmetonight.

Notte al museo©-Ada-Masella-Luzphoto-MuseoNazionaleScienzaTecnologia
Notte al museo©-Ada-Masella-Luzphoto-MuseoNazionaleScienzaTecnologia

Traduzione please?  “La Notte dei Ricercatori”. Si tratta di un evento, quello italiano, ben promosso dal Politecnico di Milano, dall’Università degli Studi di Milano, dall’Università degli Studi di Milano – Bicocca e dal Comune di Milano con il contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia  unitamente a molteplici realtà universitarie e istituzionali lombarde. Con questa notte una parte d’Italia aderisce al progetto europeo “Researchers’ Night” voluto dalla Commissione Europea.

Bene. Bravi. Si parte con la giusta dose di curiosità. Quella che ti fa prendere la metro verde milanese nell’ora di punta, alla chiusura degli uffici e per giunta di venerdì! Scendi a Sant’Agostino. Fai via Olona zampettando allegramente e guardando con supponenza qualche locale pronto a servire birra e happy hour (ma vanno ancora?). E senza indugio a passo svelto ci sei. Al numero 6 bis. Sei ad un’entrata già molto “all’avanguardia”, quella dello shop del Museo della Scienza. Entri al volo. Sei sulla lista accrediti. Ti catapulti nella sala Conte Biancamano per seguire un paio di convegni, ma prima non resisti alla tentazione.

Da quanto tempo non ci andavi al Museo? Fuori, soprattutto per le sale al primo piano dei Laboratori, c’è una fila assurda. Bello. Ti dici. La gente ha ancora voglia di cultura. Forse più quella del fare. Ma va bene così. Birre e tapas possono aspettare. Nel frattempo il Museo della Scienza ti sorprende per tutto quello che c’è. Spazio. Soprattutto. Uno spazio che permette di riproporre una stazione ferroviaria di una volta. Con visita guidata sui treni a vapore. Ciuf ciuuffff. I modellini dei primi tram esposti in bacheca. Addirittura l’Amerigo Vespucci in carne – ops –  in legno ed ossa. Che spettacolo! Milàn l’è un grand Milàn. Qualche volta questo motto vale ancora.

notte al museo-sottomarino-Toti©-A.Grassani-Luzphoto-MuseoNazionaleScienzaTecnologia
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Una sola vita non basta. Fai un giro in lungo e in largo e poi ti siedi. C’è la presentazione di un libro. C’è un ricercatore a cui è dedicata questa notte che ti attende. “Una Sola vita non basta” è il titolo del nuovo saggio. Sottotitolo: “Storia di un incapace di genio” (editore Rizzoli). Parole che promettono bene. Il personaggio è di spessore. E’ il grande Edoardo Bonicelli, ricercatore, genetista. Fenomeno dei laboratori di biologia molecolare dello sviluppo. Ma insegna da anni filosofia all’Università del San Raffaele di Milano.

Un toscano un po’ diverso dalla tua adorata Hack. Ma guarda caso ancora un toscano. Fiorentino come la fiorentina e di fatti: “Ho conosciuto e intervistato entrambi – ti spiffera all’orecchio il giornalista del Corriere della Sera Mario Pappagallo – Preferivo lei, Margherita, se devo dire il vero. Lei era vegetariana. Lui mangia la carne da buon toscano. Un altro tipo di genio”. Te lo dice l’autore (per l’appunto) de “La scelta vegetariana”, quella di Veronesi. Sempre Rizzoli editore. Potresti crederci. Ma non vuoi farti condizionare, anche se il tema è interessante. Siedi ascolti pensi. Che spessore.

Edoardo Bonicelli lo intervista in pubblico un altro corrierista, Giovanni Caprara. Le domande quasi non le senti. Perché aspetti solo le sue parole. E capisci subito che il libro è la sua storia. Di grande uomo. Astenersi curiosi di scoperte scientifiche. C’è tanta umanità. Forse anche troppa personalità e ego. Ma ci sta. Eccone alcune, di frasi. Che vanno appuntate. Partono tutte da una parola. Le metti fra virgolette. Nella tua notte al Museo.

La prima è fame. “Mi piacciono i piatti poveri, la mia passione. Mi piace capire e sapere tutto. Ed è una fame anche questa. Non riesco a pronunciare una parola di cui non conosco il significato. La mia fame è di conoscenza, di interpretazione, di fare”.

Futuro. “ E’ importante il presente e il futuro. Sono ancora bramoso. Smanio, ho fame di conoscenza. Il divertimento è il mio obiettivo numero uno”. Per la cronaca il professor Bonicelli ha 72 anni.

Geni. “Siamo un po’ figli dei nostri geni, un po’ delle nostre esperienze – soprattutto quelli precoci. Siamo un po’ frutto di quello che abbiamo mangiato, fatto, incontrato e studiato. Ma c’è anche la componente causale: quando un pensiero si forma può andare a destra o a sinistra e questa è per esemplificare la componente causale, quella che è responsabile del fatto che non esistono due persone uguali, né fratelli uomini, né fra gli animali, nemmeno i gamberi di mare sono uguali: siamo tutti diversi uno dall’altro, per genetica, per vita e per quel coefficiente causale che è alla base della nostra libertà”. Potevi scriverelibertà fra le parole ma sarebbe stato troppo facile.

Amore. Nel senso pieno. Vero: “E poi c’è mia moglie a cui dico sempre grazie. Una moglie  che ha dilagato nella mia mente e nel mio cuore. Da quarant’anni siamo sposati e auguro a tutti di fare la stessa esperienza”. Quella di un ricercatore, italiano, anzi fiorentino. Un buon libro da leggere, di notte a Milano.   @lucianarota

nottte al museo-Museo--sezione-Aerei-©-A.Grassani-Luzphoto-MuseoNazionaleScienzaTecnologia
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