Poi le storie te le canta Mario Luzzatto Fegiz

Categorie By @lucianarota
Poi le storie ve le canta - susine

Poi le storie te le canta MLF, tu che odi i critici hai intervistato Mario Luzzatto Fegiz. Che presenta “io che odio i talent show” (edizioni GVE). Al Festival delle Storie accade anche questo. Perché la Valle di Storie è per forza anche valle di incontri. E di idee da capovolgere. Così, ciò  che credevi di una precisa forma qui, in Val di Comino, può apparire altro: persino all’opposto non solo diversa. Distorsione o realtà? Poco importa dove sta la verità. Tanto che: se non ami leggere sul Corrierone nazionale (un po’ borioso diciamolo) le critiche musicali di Mario Luzzatto Fegiz, poi, quando lo incontrerai e vedrai interpretare se stesso nel ruolo del critico musicale di teatro… beh sarà tutta un’altra musica. Come dice lui, che la musica la conosce bene. Lui e i suoi aneddoti e i suoi 18mila dischi: possono bastare? “Basta sentire un brano in una situazione diversa e per quanto sarai bravo ad analizzarlo – da critico – ti verrà fuori un parere diverso”, ti spiega tranquillo e sorridente alle prove generali del suo “pezzo da festival”.

Poi le storie ve le canta Mario Luzzato Fegiz  ©f.m.bianchi
Poi le storie te le canta Mario Luzzatto Fegiz ©f.m.bianchi

Così lo amerai e non sarà troppo tardi, questo critico musicale ucciso dall’epoca dei social e dei suoi colleghi (“…incubi! Per me siete tutti incubi quando andate a casa e vi sedete davanti al pc”). Incubi che sparano sentenze  a suon di sms… Al punto che il suo show, di certo più talent di altri, sotto le stelle e la mezza luna di Villa Latina, ti piacerebbe non finisse mai. Perché diverte, coinvolge, fa sorridere, accarezza ed è musica leggera. In un notte di mezza estate in piazza Umberto I, ci sta tutto questo: fuori dal mondo. Dove non c’è nulla se non mille anime di un paese che si moltiplicano in piazza nella scenografia delle storie disegnate sul canovaccio di Vittorio Macioce…

Scoprirai così come si fa ad incantare tutti come sa Mario Luzzatto Fegiz. Attore ironico di se stesso, con un copione da professionista del palco (e quindi non più solo della scrittura giornalistica). Lui che … “per caso ho fatto radio a 20 anni ed era quella nazionale”, lui che … “per caso a 30 ero al Corriere della Sera inviato ai concerti”, ad inseguire Battisti e Mogol, De Gregori e Vecchioni, e tutti gli altri. Senza risparmiare nessuno nella sua ironia critica con un dialogo aperto al pubblico, non più lettore distaccato ma protagonista con lui nella scena della storia.

Poi le storie ve le canta Mario Luzzato Fegiz  ©t.mazza
Poi le storie ve le canta Mario Luzzatto Fegiz ©t.mazza

La storia del canovaccio ha un titolo anche stasera. Ed è proprio in stile con i frutti della quarta giornata: “io odio i talent show”, che è il titolo del libro di Luzzatto Fegiz.  La ribellione. Il selvatico. È qui che si esibisce nel suo talent show del critico all’aperto e senza tv. Senza pagine. Senza carta e senza scampo. Anche l’applauso può essere criticato. E lui lo fa. La gente si alza per fare capire che lo ha capito bene ed è pronta ad applaudire fragorosa senza troppi condizionamenti da quel momento in poi…

“Volete sapere del mio rapporto con Battisti e Mogol?” chiede per interagire Luzzatto Fegiz. E la risposta è pronta nell’imitazione di Mogol. Identico. Proprio così. Lui qua e là canta, imita, racconta, recita… E coinvolge: “Li frequentai un’estate intera quei due: (Battisti e Mogol ndr). Battisti guardava la mia Fiat 500 e diceva che la mia auto non era adatta ad un giornalista del Corriere…”. E ancora. “Erano molto legati all’ambiente i due”. Poi la musica e il suo concetto di musica escono e travolgono, sembra che scherzi e invece: “Ogni musica ha in se stessa gli elementi che la compongono e sono io che la faccio partorire …”. Smorza: “Pasquale Panella doveva fare il cuoco non il canzoniere…”. E ringrazia facendo partire l’elogio per l’applauso, lui ringrazia. E spiega: “Sono prigioniero del mio mestiere da quando avevo 20 anni. Sapete che fatica è criticare … la musica non dovrebbe essere da criticare… non dovrebbe farti fare fatica… e la canzone è un magico equilibrio fra parole e musica il cui sapore cambia a seconda di una situazione in cui uno la ascolta …”

Musica e musica ancora. La sua: “È così difficile da classificare capire eppure condiziona tutte le nostre vite e capirete bene che compito infame mi è capitato! Analizzo così tanto la musica che mi toglie il piacere di ciò che sto facendo … Così col mio mestiere di critico  costringo il pubblico ad analizzare la mia incompetenza”. Ed ecco l’applauso. La rivelazione finale: “Voglio farvi una confessione io odio i Talent show” perché mi hanno derubato del mio mestiere di critico spalmandolo con giurie popolari e social con gli sms critici e voi avete messo fine al potere della critica. Fine al mio potere!”.

Poi le storie ve le canta Mario Luzzato Fegiz
Poi le storie ve le canta Mario Luzzato Fegiz

Canta con Luzzatto Fegiz questa storia fra le storie. Ma domani è oggi ed è un altro giorno e si vedrà. Succhi di frutta. Dalle mele alle susine. Appunto.

SUSINA – Il doppio, il sosia

Soufflè di susine. 

Ingredienti: 500 g di susine mature, 150 g di zucchero, 150 g di mollica di pane ammorbidita nel latte tiepido, 100 g di burro, 70 g di farina bianca, 3 uova, 100 g di mandorle pelate e tritate fine fine, 1 cucchiaio di pane grattuggiato, la scorza di un limone, 3 cucchiai di rhum, sale.

Fai così:  lava asciuga e snocciola le susine, tagliale in 4 e mettile in una terrina con un cucchiaio circa di zucchero, imburra abbondantemente lo stampo (di quelli adatti a cuocere i souflflé). Spolverizza con un po’ di pane grattuggiato. Lavora 80 g di burro in una ciotola a parte usando una spatola di legno, per montarlo bene. Unisci lo zucchero, i tre tuorli d’uovo, le mandorle tritate, la farina che farai scendere a pioggia, la mollica ben strizzata, la scorza di limone, il rhum, un pizzico di sale e infine le susine.

Monta quindi gli albumi a neve (che sia ben soda) e incorpora al resto con la solita delicatezza (per non smontarli). Versa a questo punto il composto nello stampo, livella la superficie e spolverizza con il pane grattugggiato rimasto. Aggiungi sopra il burro rimanente a fiocchetti e inforna nella parte più bassa del forno dove dovrà cuocere per circa un’ora. Servi nello stesso recipiente di cottura. Una versione più gourmet prevede uno strato di susine sul fondo, mentre sopra uno strato di pavesini frantumati al posto del pane grattuggiato.

Facilità: abbastanza facile. Tempo: 40’ di preparazione e 1h di cottura.

Vini: vini bianchi liquorosi

Il consiglio della nonna: la difficoltà è tutta negli albumi! All’energia che occorre per montarli bene a neve (perché il bianco sia ben solido) si contrappone infatti la delicatezza della mano nell’amalgamare la neve al resto del composto. Mai cambiare senso di orientamento con il cucchiaio. Andare contromano qui significa smontare!

Poi le storie ve le canta  - soufflé-di-susine
Poi le storie ve le canta – soufflé-di-susine

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