Ponte Rosso e il fantasma di Bianca Il Prosecco Nature

Categorie FOOD & DRINK

Ponte Rosso e il fantasma di Bianca

Il Prosecco Nature di Casa Collalto

ultimo nato della tradizione

Ponte Rosso -cantina
Ponte Rosso -cantina

La leggenda narra che il conte Colberto Collalto prese in sposa tale Chiara (Aica?) della famiglia dei Da Camino, anch’essi di origine longobarda come i Collalto, per rappacificare definitivamente l’odio secolare che divideva le due famiglie e che causava battaglie e ostilità a non finire. Matrimonio infelice, dato il pessimo carattere di Chiara, estremamente gelosa e irascibile e quando capitò l’occasione, Colberto decise volentieri di partire per la guerra. Prima di avviarsi andò a salutare la moglie, che stava pettinandosi aiutata da una serva, Bianca. Questa, affezionata al padrone, si commosse; la signora vide le lacrime. Non appena il cavaliere se ne fu andato, la perfida Chiara, colma di gelosia, la fece prendere dalle guardie, che la murarono viva in una torre del castello. Si dice che il fantasma di Bianca appaia periodicamente ai membri della famiglia Collalto, annunciando gioie oppure, se velata di nero, sciagure. E il fantasma di Bianca deve essere apparso, non certo velato di nero, per annunciare il successo che riscontrerà il Prosecco nature che nasce nei pressi del Ponte Rosso, ottenuto dalle vigne che affondano le radici nell’argilla da cui si ricavavano coppi e mattoni particolarmente rossi e da cui prese il nome il ponte che fu costruito nei pressi.

COLLALTO-PONTE-ROSSO
COLLALTO-PONTE-ROSSO

L’anteprima del Prosecco Nature Ponte Rosso ci è stata offerta qualche sera fa dall’attuale proprietaria dell’Azienda agricola Conte Collalto, la principessa Isabella Collalto de Croy, ospiti numerosi rappresentanti dei media di settore. Accolti personalmente dalla proprietaria e dai suoi collaboratori, la visita è iniziata con la discesa nella storica cantina, datata ai primi anni del secolo scorso, bellissime e affascinanti le grandi botti poste nell’interrato ai tempi della costruzione dell’edificio. Oggi la cantina rappresenta tutta la storia dell’azienda con le botti centenarie, le barriques, i vasi vinari in cemento e gli ultimi splendenti manufatti in acciaio inox.

Ponte Rosso - Principessa Isabella Collalto de Croy
Ponte Rosso – Principessa Isabella Collalto de Croy

Dopo la visita e la presentazione dell’azienda, siamo passati nella grande sala del caminetto dove era stato preparato il tavolo riservato alla degustazione: quattro i prosecco presentati.

Partiamo da Ponte Rosso da uve Glera in purezza, terreno argilloso su base rocciosa, resa per ha 135 ql, vendemmia nella prima decade di settembre. Vinificazione con pressatura soffice e decantazione statica, fermentazione a 18°, affinamento  e soste sulle fecce nobili per circa 3-6 mesi. La presa di spuma con il metodo Martinotti, con lunga sosta sui lieviti e stabilizzazione tartarica che preludono alla filtratura e all’imbottigliamento con affinamento di circa 2 mesi. Ci è stato reso noto che la gradazione alcolica è di 12% in volume, zuccheri residui pari a 2 grammi e un’acidità di 6 gr/litro. Nel bicchiere Ponte Rosso si presenta con un giallo paglierino brillante con nuances verdoline; perlage che si annuncia con una spuma esuberante che lascia il posto ad una effervescenza fine e persistente. Al naso Ponte Rosso ricorda picevolmente un bouquet di frutti bianchi e fiori. In bocca la mineralità che colpisce al primo sorso con le note fruttate, da rimarcare la lunghezza della persistenza.

La seconda degustazione era riservata al San Salvatore, d.o.c.g. Brut millesimato; 11,5% vol; zuccheri residui 9 gr/lt, acidità 6 gr/lt. Da Glera e autoctoni quali Verdiso e Bianchetta. Ottimo Prosecco della tradizione. Caratteristiche che corrispondono in toto al Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, con una freschezza molto piacevole, equilibrato e persistente.

Poi è arrivato Gaio un extra dry millesimato, in cui gli zuccheri residui sono pari a 15 gr/lt, il prosecco della casa che incontra il favore di un’ampia parte dei consumatori.

L’ultimo calice era riservato al Dry Millesimato Dame, residuo zuccherino di 23 gr/lt, per un prosecco elegante con profumi di frutta bianca matura, nota agrumata; piacevolmente fresco si distingue per l’elegante dolcezza.

COLLALTO-PONTE-ROSSO botti centenarie
COLLALTO-PONTE-ROSSO botti centenarie

Terminata la degustazione si è passati alla seconda parte della serata con il welcome cocktail con l’abbinamento a vari finger foods quali per esempio i crostini al salmone e il baccalà mantecato della tradizione veneta su polentina abbrustolita; logicamente il tutto accompagnato anche dal San Salvatore Brut.

La cena è poi trascorsa in allegria, disputando sui vari prosecchi degustati e sui vini tranquilli abbinati ai piatti serviti in tavola. Il Ponte Rosso è ricomparso in abbinamento agli ottimi tagliolini al prosecco con pisellini novelli e Parma croccante. Il secondo consisteva in un filetto di pesce bianco in mantello di lattuga, burro al lime e verdurine, l’abbinamento prevedeva il Rosabianco 1-50 dal vitigno di casa del Manzoni Rosa (piacevole matrimonio del Trebiano con il Traminer Aromatico). Il dessert si presentava con un tris di sorbetti alla frutta, fragole e menta, accompagnato da Violette un altro autoctono di casa Collalto l’incrocio Manzoni 13.0.25 (Raboso Piave x Moscato d’Amburgo) La conclusione della cena con il caffè e la Grappa Prince una Riserva di 18 mesi Barricata.

Sicuramente l’occasione di presentare l’ultimo nato tra i prosecchi delle Collezioni Collalto, si è rivelata una serata in cui, la signorile accoglienza e l’ottima scelta dei vini e del cibo offerti, si è dispiegata in realtà come un momento di piacevolissima conviviabilità!

COLLALTO-PONTE-ROSSO
COLLALTO-PONTE-ROSSO

Ma non è finita qui, perché l’ammirazione per la splendida ricchezza degli autoctoni Italiani mi ha spinto a chiedere di degustare altri due vini: il Verdiso e il Wildbacher. Il Verdiso è un vino autoctono appunto della zona del Prosecco, viene aggiunto alla Glera per la sua acidità, mentre Collalto lo vinifica anche in purezza: giallo paglierino con note verdoline; nel naso profumi leggeri di frutta bianca e fragranza di erba appena falciata; in bocca fresco come caratteristica principale e poi sapido, sorprendentemente lungo. Il Wildbacher è un vitigno originario della Stiria in Austria, dove ancora esiste e si produce un vino chiamato Schlicher. Arrivato in Collalto nel lontano XVIII secolo, può essere considerato ormai un autoctono a tutti gli effetti. Vinificato in purezza, il Wildbacher  è un vino che si presta tranquillamente all’invecchiamento, si presenta con un colore rubino vivace che poi vira su note granate nel corso degli anni; profumo di frutti di bosco e di erbe aromatiche, nota maschia di tabacco; austero con tannini che abbisognano del legno per addomesticarsi.

Da rimarcare che proprio nelle tenute di Collalto il professore Luigi Manzoni, preside dell’Istituto di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, sperimentò i suoi Incroci Manzoni, da impollinazioni di vitigni diversi, frutto delle ricerche condotte nei primi anni del ‘900. Ancora oggi qui si producono tutti e quattro i vini frutto degli esperimenti del professore Luigi Manzoni: il Violette rosé (incrocio tra Raboso e Moscato d’Amburgo), il Rosabianco (Manzoni Rosa 1.50 Trebiano e Traminer Aromatico), l’Incrocio Manzoni Rosso (Glera e Cabernet Sauvignon) e il Manzoni Bianco (incrocio Manzoni 6.0.13 Riesling Renano e Pinot Bianco). *Ugo. Bellò.

http://www.cantine-collalto.it

COLLALTO-PONTE-ROSSO castello
COLLALTO-PONTE-ROSSO castello