Venezia, la Serenissima

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Venezia ponte Rialto

Venezia è la mia seconda casa, ho incominciato a frequentarla fin da bambino, quando passavo l’estate in spiaggia al Lido. Allora era una meta ambita anche come soggiorno balneare. il Viale Santa Maria Elisabetta era il percorso obbligato per raggiungere il mare e i negozi prosperavano, come pure i bar con i camerieri che l’inverno magari lavoravano alla Fenice. In Viale mangiavi il gelato di Titta, una delizia conosciuta da tutti, potevi vedere il film nel cinema all’aperto, ascoltare i primi urlatori sparati a tutto volume dagli altoparlanti del negozio di dischi. La movida serale durava fino a molto tardi. Il pesce lo si andava a comperare al mercato di Rialto, perché “è il migliore”, anche se il pescivendolo arrivava con il barcone nel canale sotto casa. Gli stabilimenti balneari erano molto belli, con le loro capanne “prese” dalle famiglie per tutta la stagione e dove ci si cambiava e si lasciava il cibo per il pranzo. Chi non frequentava gli stabilimenti poteva sempre andare a S. Nicolò o ai “murassi”, sassi enormi posti a difesa del moto ondoso, erano bollenti causa il sole e scomodissimi, eppure molto frequentati!

Se abitavi con vista sul bacino di San Marco, potevi vedere i fuochi artificiali del Redentore senza muoverti da casa. Andavo in spiaggia con amici di famiglia, ricordo che si partiva in macchina (!) verso la spiaggia degli Alberoni, magnifica, io sullo strapuntino della Spitfire coupé di uno psichiatra milanese che aveva “preso” molto dai suoi pazienti. Il vento in faccia, eccitato, la corsa in auto  terminava dove la strada si trasformava in arenile e di fronte c’era Pellestrina, terra d’origine dei Vianello, uno dei cognomi più frequenti della città. La sera ci si fermava in una trattoria, arrivava in tavola un pentolone di alluminio con i peoci saltati, una delizia.

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Venezia è le isole della Laguna, dal Lido a Pellestrina che segnano i confini della laguna con le bocche di porto, alle altre visibili verso sud come S. Giorgio Maggiore, Poveglia, S.Servolo (molto nominata in città perchè sede dell’ospedale psichiatrico), San Clemente, San Lazzaro degli Armeni e altre. Nella laguna nord Sant’Erasmo e Le Vignole destinate all’agricoltura per l’approvvigionamento della città; San Michele dove si va in barca a seppellire i morti, vi sono sepolti molti grandi veneziani e stranieri famosi che hanno scelto la città per l’ultimo soggiorno. Passata San Michele l’isola più vicina è quella di Murano, sede delle vetrerie veneziane da quando furono trasferite dal centro a causa del pericolo degli incendi. Si prosegue in direzione Torcello, su cui spicca il campanile “pendente”. Se sei in barca ci entri passando nel canale di fianco all’osteria Cipriani, passi sotto il Ponte del Diavolo che rispetta la tipologia originale dei ponti veneziani senza parapetto, esci dalla parte opposta dove ammiri la Basilica guardando dal cancello di una vigna murata, in cui le viti crescono ancora. Altra isola notevole è quella di Burano con le sue case coloratissime, i panni stesi tra le vie e negli spazi erbosi, sede dell’arte del merletto, dove non manco mai per un pranzo di pesce alla Trattoria da Romano, piatti della cucina veneziana tipica! Separata da Burano da un ponte troviamo Mazzorbo con la sua vigna murata, un ettaro di uva Dorona, orti coltivati dagli anziani, una peschiera: il Comune di Venezia ha trovato un accordo per la gestione con i Bisol del Prosecco e quindi si può passare attraverso la tenuta, frequentare il ristorante o il bar, dormire nelle stanze dell’ostello. Sempre in barca si può raggiungere S.Francesco del Deserto sede di un monastero immerso nel silenzio, altre isole lagunari sono per esempio quelle dedicate alla quarantena delle merci e delle persone per profilassi, visto che erano frequenti le epidemie di malattie come la peste. La barca è il mezzo con cui si può andare a pesca o trascorrere una giornata tra le barene, dove sostare e poi nuotare nei canali che le circondano.

Venezia è il cicchetto con l’ombra de vin o il bianco; è il saor con le sardine fritte lasciate in una conserva di cipolle e aceto; è il fegato alla veneziana con le cipolle; risi e bisi; il baccalà; le castraure che sono  i primi carciofini che spuntano sulla pianta a primavera; in genere tutto il pesce; lo spritz come aperitivo!

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Venezia è le chiese e i magnifici palazzi con le opere d’arte che racchiudono, le calli e i Campi, i canali solcati dalle gondole, il chiaccherio in dialetto. Venezia è ascoltare Vivaldi o Benedetto Marcello o Albinoni, è Goldoni con il suo dialetto che mi tornava in mente ogni volta che incontravo Mario, così signorile ed elegante nella sua parlata forbita.

Venezia è la città aristocratica e il suo popolo, quello di Castello e della Giudecca. Mi ricordo sempre della signora seduta nella calura estiva. Sbuffava e si asciugava con il fazzoletto il sudore che le imperlava il viso e tra i seni, coperta di ori come una madonna nei santuari; e l’amico che, in ferie nel profondo sud, consigliava di cucinare la “pasta e fasioi” con un caldo così torrido che sudavi copiosamente solo a guardare il fornello a gas… spento!

Venezia è il canale del Brenta con attorno le Ville costruite dai ricchi veneziani per passarvi le ferie estive; è Casanova che andava e tornava da Padova navigando in questo stesso canale, un veneziano a cui la città andava stretta tanto da evadere dai Piombi e fuggire errando in Europa tra avventure galanti e di soldi.

Venezia è Giorgio Baffo, magistrato delle Quarantìe, poeta che scrive in dialetto poesie con unico tema: il sesso! Sono la cronaca della vita licenziosa che conduce con gli amici, sono la vergogna della moglie che, alla sua morte, vorrebbe distruggere i sonetti, sono l’oggetto delle aspre critiche degli intellettuali del tempo e degli anni a seguire. E’ le Compagnie de Calza come quella “I Antichi” che si rifanno a Giorgio Baffo e alla sua vita gaudente.

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Venezia è la gondola e lo squero dove la costruiscono o la riparano, è il pettine dell’imbarcazione con i suoi significati; sono le altre imbarcazioni caratteristiche in laguna come le mascherete, il Sàndolo, la caorlina tutte atte a navigare nei canali della città e della laguna dove c’è poca profondità.

Venezia è il Carnevale, è la bauta, le maschere della Commedia dell’Arte, Arlechino, Pantalone, Colombina e Rosaura. E’ la scenografia magnificiente di una storia gloriosa, tra Oriente ed Occidente. Punto di incontro tra popoli diversi come testimoniano i fondachi dei Turchi e dei Tedeschi.

Venezia è la visione, che ti dà un senso di straniamento,  del campanile di S. Marco che svetta tra le case in Istria; è il porto veneziano a Chania o l’altipiano sempre a Creta, dove i mulini a vento pompano l’acqua dalla profondità della terra per irrigare i campi e sono quegli stessi mulini impiantati dai veneziani.

Venezia è un Unicum come città, storia e cultura.  U.B.

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